Scrivere della Sicilia non è impresa facile, aiutato dai miei ricordi provo a raccontare alcuni fatti vissuti  tanto tempo fa.  Mi limito a descrivere posti che ho conosciuto meglio di altri della  terra siciliana :

Città di AUGUSTA : molti soggiorni in questa località di mare a bordo del sommergibile EX USA Leonardo Da Vinci e dunque parecchie franchigie per cercare di conoscere il posto dove eravamo ormeggiati.

Usciti dall'arsenale poco lontano c’era un bar dove spesso soggiornavamo a giocare a carte, biliardo o a chiacchierare . I marinai vanno di solito in un posto dove c’è una bella ragazza che fa le fuse invitata dal proprietario per far consumare di piu’ le libagioni da parte dei giovani desiderosi di conquistarla.

Ebbene si avevamo anche noi la ragazza del bar, un peperino che prometteva a tutti le sue grazie, ma a nessuno in particolare.

Una volta il Da Vinci doveva fare un’uscita in mare di qualche giorno, il Comandante mi dice di rimanere a terra "cosi’ finalmente finisci in tutta tranquillità il lavoro arretrato".

Di prima mattina, mollate le cime, lo vedo partire senza di me, caspita era la prima volta che rimanevo in banchina e solo in segreteria a lavorare.

Stufo di tanto silenzio, esco in tuta dall’arsenale e vado al bar da Luisella.

Meravigliata nel vedermi da solo e soprattutto in tuta che sembro un meccanico,  piuttosto che un marinaio come di solito mi vedeva in divisa quando uscivo in libera uscita.

Gli racconto che avevo 3 giorni liberi. Quando le navi e i sommergibili uscivano in mare per giorni il bar rimaneva quasi vuoto, lavoravano soprattutto con noi stando in prossimità del porto e distaccato dal resto del paese.

Vedevo Luisella tutta contenta e benevola nei miei confronti, ci mettiamo a chiacchierare e mi racconta un pò della sua vita, altrettanto faccio io e nasce quella simpatia che quando il bar è pieno di marinai non può dimostrare a nessuno la propria preferenza.  Con un gesto simpatico mi accarezza la guancia e mi dice “grazie che mi chiami Luisella e non come gli altri che mi affibbiano nomignoli che non mi appartengono.

Commosso avrei voluto dargli un bacio, ma la mia eterna timidezza me lo ha impedito, i miei occhi e il mio sorriso gli hanno dimostrato la mia gratitudine per questa confidenza.

Ritorno al lavoro mal volentieri, in verità quella ragazza mi aveva colpito, abituato a vederla indaffarata e poco socievole e ora invece la trovo simpatica e anche piacente senza lo zinale e i capelli tirati indietro con un cappelletto dell'algida che non gli si addice proprio.  Inoltre la scoperta che non gli piaceva come la chiamavano, una bella sorpresa perché di solito non diceva nulla e non trasferiva nessuna emozione negativa.

Mentre lavoravo sento che una nave della Marina sta attraccando al molo, non me lo aspettavo visto che tutti erano fuori a fare esercitazioni tra navi, elicotteri e sommergibili. Esco dall’ufficio, mi avvicino e sbalordito leggo NAVE ANTEO e altrettanto meravigliato vicino al posto assegnato a noi. Non è una nave qualsiasi, è la nave che accorre in aiuto quando un sommergibile si trova in difficoltà e allora non ben vista al di fuori di quella emergenza.

Qualche mese prima è accaduto un incidente diplomatico, perché quelli dell’ANTEO si lamentavano che noi quando passavamo davanti a loro per andare in franchigia ci toccavamo le parti inferiori a segno di scaramanzia. Riunione fra Comandanti per parlarne e risolvere il problema. Ok, risultato? una stecca di sigarette e tante scuse da parte nostra.

 
Avvertimento del C.te in 2^ che se si verificava ancora una volta ci sarebbe stata una punizione per tutto l'equipaggio. Assemblea a bordo di quelli che non erano d’accordo e una idea ci viene in testa.
 
Invece che toccarci davanti, ci tocchiamo il sedere. Passano alcuni giorni e vediamo che i Comandanti sono di nuovo in riunione e quello della nave molto arrabbiato di piu’ dell’altra volta nonostante la regalia di una bella bottiglia di wisky.
 
Il Comandante in 2^ riunisce l’equipaggio e dopo la solita romanzina comunica l'annullamento della franchigia pomeridiana,  tutti consegnati a fare un posto di lavaggio straordinario.  Inoltre da domani  passando davanti all’ANTEO dovevamo camminare come nelle sfilate senza nessun cenno del corpo. 
 
Altra assemblea e questa volta con la presenza di qualche Capo Reparto che erano dalla nostra parte. Dovevamo idearci qualcosa di non sospetto, ma che bastava a noi per essere partecipi della scaramanzia tramandata dai nostri predecessori.
 
Tante idee, ma nessuna fattibile senza fare incavolare nessuno, poi l'ultimo marò appena imbarcato e mai autorizzato a parlare ce ne consiglia una. All'unanimità l'approviamo e via a prepararci per uscire in franchigia e  mettere in atto  l'ultima trovata, dovevamo farla bene perchè c'erano di mezzo anche i nostri Capi  Reparto che avevano partecipato alla riunione e approvato quanto stabilito.
 
Usciti dalla passerella dritti verso il muro di cinta e quasi attaccati camminando dritti,  appena superata  di gran lunga la Nave riprendere  la solita andatura senza nessun cenno di cantare vittoria prima del dovuto.
Rientrati a bordo la sera nessuno ha detto nulla e dunque per noi andava piu' che bene di aver fatto qualcosa di significativo che salvava la tradizione.
 
La mattina dopo svegliandoci non la troviamo più a fianco a noi, durante la notte si era  ormeggiata in fondo al porto minimizzata  tra le corvette e noi di certo li non ci passavamo.
 
 
Città di Agrigento – Invogliato dalla mia famiglia telefono ad una mia cugina che aveva sposato un siculo, uno vero come si vedono nei racconti del padrino.

Telefono e Paola mi dice tutta commossa come no vieni Franco e ti puoi fermare quanto ti pare.
Le vacanze di Pasqua le ho passate ammirando tanta storia antica e anche tanta simpatia della nuova famiglia acquisita. Mi sembrava di rivivere qualche film con la perfetta parlata sicula e spesso e volentieri con tanti punti interrogativi su cosa mi volevano dire.
 
Ritornato di nuovo a bordo con la promessa che la prossima volta ci venivo accompagnato da mia sorella anche lei desiderosa di rivedere la cuginetta. E infatti c’è stata la visita. le donne da una parte a  raccontarsi tante cose, io invece con Alfonso, il cugino acquisito, in giro per visitare la zona adiacente.
 
 
Per lui in quanto lavorava per le assicurazioni e dunque visita ai clienti. Per me invece era la conoscenza delle persone del luogo che mi sfatavano tanti luoghi comuni sui siciliani e a dimostrazione di questo tanta simpatia per questa terra ricca di storia e di disgrazie, come il terremoto del Belice o l’eruzione dell’Etna che metteva in difficoltà le persone che abitavano nelle vicinanze.

Ritornato ad Augusta, riprendevamo nei tempi morti le “comandate” per la visita ai luoghi storici, la preferita era senz’altro Siracusa, ma non disdegnavamo anche le parti di Catania e poi come arrampicarci a quota di sicurezza sulla “a Muntagna” dell’ETNA , e al ritorno la divisa da bianco era diventata un po’ grigia.

Città di Palermo – la prima volta a bordo di Nave Etna in occasione del terremoto portando viveri, mezzi del Battaglione San Marco che doveva dare supporto alla popolazione allestendo tende e ripristinare strade per agevolare i vigili del fuoco ad operare con sicurezza.

Abbiamo fatto tanti viaggi da Taranto e da Napoli per Palermo riempiendo le stive di questa capace nave da trasporto. La sera si usciva, ma si capiva che la città era ferita e la popolazione triste ancora una volta a che fare con il terremoto che piegava qualsiasi volontà di vivere serenamente per affrontare il nuovo flagello.

Dopo anni ci sono ritornato con mia moglie ospite di un mio amico, altra storia, dimenticato quasi il terremoto ma con la voglia di andare avanti, ora c’era la ricostruzione, lenta a dire della popolazione e un po’ inquieta verso il governo centrale che non dava i fondi necessari per operare al meglio.

Visitato tutto quello di bello c’era da visitare e conosciuto tante persone che capito che venivamo dal ‘continente’ ci accoglievano con simpatia.
 
 
Sbarcato da nave ETNA e ritornato al Ministero per occuparmi di tutt’altro, spesso ricordavo con piacere la terra della Sicilia, il suo mare, il sole e quanto altro era piacevole e gradevole.

La scomparsa di un mio amico carissimo di Palermo non molto tempo fà, mi ha rattristato, abbiamo passato tanto tempo a chattare, mi raccontava del sole primaverile mentre qui da me c’era nebbia e brina da accendere i termosifoni.
 
Mi portava in giro : mi raccomando mettiti il cappotto quando esci, sei fortunato ad averlo, qui da noi nessuno si sogna di metterlo perchè nessuno si sogna di comprarlo"  e giu’ una risata.

Oppure “hai comprato le arance? sei sicuro che sono quelle buone della Sicilia? mi sa che tu ti mangi quelle tunisine. Per mangiare quelle buone devi scendere qua. Pensaci, io ti aspetto sempre”.

Caro amico,  quanto mi sarebbe piaciuto venire da Te, a rivedere luoghi sacrosanti pieni di buona salute e in buona compagnia di veri amici. Ti avevo accennato della malattia di mia moglie e invece tu mi nascondevi il tuo male incurabile. Quando l’ho saputo mi hai detto e ripetuto che “non era niente di grave, non dare retta,  presto starò di nuovo bene.”  Dopo un paio di mesi purtroppo il mio fratello di corso se ne è andato.

Ecco raccontata la mia Sicilia, certo mancano tanti episodi e tante amicizie, pero’ già quello descritto è un bel ricordo, è  come rivivere luoghi e persone per sempre nella mente e nel cuore.
 

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aggiornato a :
domenica 30 maggio 2021