Scrivere della Sicilia da uno che siciliano non è, impresa facile non è,  ma ci provo a rischio di essere un male informato che diffonde fatti non veri.
Il mio amico catanese con le sue argomentazioni mi ha messo la voglia di accettare la sfida,  di raccontare  alcuni fatti di tanto tempo fa. Mi limito a descrivere i posti che ho conosciuto di più in terra siciliana :
 


Città di AUGUSTA , anni '60 : molti soggiorni in questa località di mare a bordo del sommergibile Da Vinci e dunque parecchie franchigie per conoscere i luoghi e persone del posto.
 
Usciti dal corpo di guardia del porto poco lontano c’era un bar dove spesso soggiornavamo a giocare a carte, biliardo o a chiacchierare .
 
I marinai vanno di solito in un posto dove c’è una bella ragazza che fa le fuse invitata dal proprietario per far consumare di piu’ le libagioni da parte dei giovani desiderosi di conquistarla.
Ebbene si avevamo anche noi la ragazza del bar, un peperino che prometteva a tutti le sue grazie, ma a nessuno in particolare.
 
Una volta il Da Vinci doveva fare un’uscita in mare di qualche giorno, il Comandante mi dice di rimanere a terra "cosi’ finalmente finisci in tutta tranquillità il lavoro arretrato".
Di prima mattina, mollate le cime, lo vedo partire senza di me, caspita era la prima volta che rimanevo in banchina e solo in segreteria a lavorare.
 
Stufo di tanto silenzio, esco in tuta dall’arsenale e vado al bar da Luisella.
 
Meravigliata nel vedermi da solo e soprattutto in tuta che sembro un meccanico,  piuttosto che un marinaio come di solito mi vedeva in divisa quando uscivo in libera uscita.
 
Gli racconto che avevo 3 giorni in perfetta solitudine. Quando le navi e i sommergibili uscivano in mare per giorni il bar aveva poco lavoro, lavoravano soprattutto con noi stando in prossimità del porto e distaccato dal resto del paese.
 
Vedevo Luisella tutta contenta e benevola nei miei confronti, ci mettiamo a chiacchierare e mi racconta un pò della sua vita, altrettanto faccio io e nasce quella simpatia che quando il bar è pieno di marinai non può dimostrare a nessuno la propria preferenza. 
Con un gesto simpatico mi accarezza la guancia e mi dice “grazie che mi chiami Luisella e non come gli altri che aggiungono al nome bona e bella, non mi offendo pero’ non mi piace”.
 
Commosso avrei voluto dargli un bacio, ma la mia eterna timidezza me lo ha impedito, i miei occhi e il mio sorriso hanno dimostrato la gratitudine per questa confidenza.
 
Ritorno al lavoro mal volentieri, in verità quella ragazza mi aveva colpito, abituato a vederla indaffarata e poco socievole e ora invece la trovo simpatica e anche piacente senza lo zinale e i capelli tirati indietro con un cappelletto dell'ALGIDA che a dire il vero non gli si addice proprio.  Inoltre la scoperta che non gli piaceva come la chiamavano gli amici, una bella sorpresa perché di solito non diceva nulla e non trasferiva nessuna emozione negativa.

Mentre lavoravo sento che una nave della Marina sta attraccando al molo, non me lo aspettavo visto che tutti erano fuori a fare esercitazioni tra navi, elicotteri e sommergibili. Esco dall’ufficio, mi avvicino e sbalordito leggo NAVE ANTEO e altrettanto meravigliato vicino al posto assegnato a noi.
 
Non è una nave qualsiasi, è la nave che accorre in aiuto quando un sommergibile si trova in difficoltà e allora non ben vista al di fuori di quella emergenza.

Qualche mese prima è accaduto un incidente diplomatico, perché quelli dell’ANTEO si lamentavano che noi quando passavamo davanti a loro per andare in franchigia ci toccavamo le parti inferiori a segno di scaramanzia. Riunione fra Comandanti per parlarne e risolvere il problema.
 
Ok, risultato: tante scuse da parte delle nostre autorità e avvertimento del C.te in 2^ che se si verificava ancora una volta ci sarebbe stata una punizione.
 
Assemblea a bordo di quelli che non erano d’accordo e una idea ci viene in testa. Invece che toccarci davanti, ci tocchiamo il sedere. Passano alcuni giorni e vediamo che i Comandanti sono di nuovo in riunione e quello della nave molto arrabbiato di piu’ dell’altra volta.
 
Il Comandante in 2^ riunisce l’equipaggio e altra romanzina e l’avvertimento che uscendo passando davanti all’ANTEO dovevamo camminare sull’attenti come nelle sfilate senza nessun cenno del corpo. Contenti? manco per niente perchè non potevamo fare la scaramanzia che volevamo.
 
Una mattina svegliandoci non la troviamo più di fianco a noi, ma ormeggiata in fondo al porto minimizzata tra i dragamine e le corvette e noi di certo li non ci passavamo.
 
 
All'assemblea del mattino il C.te in 2^  ci informa che il giorno dopo  andiamo via da Augusta per andare a Spezia per lavori di manutenzione al battello.
 
Panico è dire poco, oltre al trasferimento dei bagagli personali e le scartoffie della segreteria a terra,  mi premeva  di andare da  Luisella, eravamo diventati buoni amici e allora mi dispiaceva non poterla salutare.
 
Già qualcuno prima di me gliela aveva detto della nostra partenza e allora senza dire nulla un abbraccio e un saluto con la speranza di poterci rivedere presto.
 
Ma cosi' non è stato perchè per problemi di famiglia era ritornata al suo paese. Il proprietario del bar dispiaciuto per aver perso una brava collaboratrice,  mi dice in tutta confidenza,  che se la sente o la vede mi avverte.
 
Al bar di Luisella non andavo piu' e dando retta al mio amico Giovanni partecipavo ad alcune “comandate” per la visita ai luoghi storici, la preferita era senz’altro Siracusa, ma non disdegnavamo anche le parti di Catania e poi arrampicata  a quota di sicurezza sulla “a Muntagna” dell’ETNA.
 
 
Città di Agrigento - Invogliato dalla mia famiglia telefono ad una mia cugina che aveva sposato un siculo, uno vero come si vedono nei racconti del film "il padrino".

Telefono e Paola mi dice con un lieve accento siciliano "come no vieni Franco e ti puoi fermare quanto ti pare".
Come ha fatto da Folignata verace a parlare siculo, mistero che cerchero' di scoprire.
 
Le vacanze di Pasqua le ho passate ammirando tanta storia antica e anche tanta simpatia della nuova famiglia acquisita. Mi sembrava di rivivere qualche film con la perfetta parlata sicula e spesso e volentieri con tanti punti interrogativi su cosa volevano dire.
 
Ritornato di nuovo a bordo con la promessa che la prossima volta ci venivo accompagnato da mia sorella anche lei desiderosa di rivedere la cuginetta. E infatti c’è stata la visita. Le donne da una parte a  raccontarsi tante cose, io invece con Alfonso, il cugino acquisito, in giro per i suoi clienti in quanto lavorava per una compagnia di assicurazioni.
 
 
In giro in lungo e largo conoscendo tante persone che mi sfatavano tanti luoghi comuni sui siciliani e a dimostrazione di questo tanta simpatia per questa terra ricca di storia e di disgrazie, come il terremoto del Belice o l’eruzione dell’Etna che metteva in difficoltà le persone che abitavano nelle vicinanze.
 
Ho visto tutto e sentito tutte le spiegazioni richieste da parte di persone che amavano a fondo la loro terra e conosciuta nei minimi particolari la storia millenaria. Stato bene, divertito e soddisfatto in tutto e per tutto.

Città di Palermo – la prima volta a bordo di Nave Etna in occasione del terremoto portando viveri, mezzi del Battaglione San Marco che doveva dare supporto alla popolazione allestendo tende e ripristinare strade per agevolare i vigili del fuoco ad operare con sicurezza.

Abbiamo fatto tanti viaggi da Taranto e da Napoli per Palermo riempiendo le enormi stive di questa nave da trasporto. La sera si usciva, ma si capiva che la città era ferita e la popolazione triste ancora una volta a che fare con il terremoto che piegava qualsiasi volontà di vivere serenamente per affrontare il nuovo flagello.

Dopo anni ci sono ritornato con mia moglie ospite di un mio amico, altra storia, dimenticato quasi il terremoto ma con la voglia di andare avanti, ora c’era la ricostruzione, lenta e burocratica a dire della popolazione e critica verso il governo centrale che non dava i fondi necessari per operare al meglio.

Visitato tutto quello di bello c’era da visitare e conosciuto tante persone che prima di parlare aveva capito che venivamo dal ‘continente’, ci accoglievano con simpatia.
 
   
 
Sbarcato dall’ETNA e ritornato al Ministero per occuparmi di tutt’altro, spesso ricordavo con piacere la terra della Sicilia, il suo mare, il sole e quanto altro era piacevole e gradevole.

La scomparsa di un mio amico carissimo siciliano non molto tempo fà, mi è molto dispiaciuto, abbiamo passato tanto tempo a chattare, mi raccontava del sole primaverile mentre qui da me c’era nebbia e brina da accendere i termosifoni.
 
Mi portava in giro : mi raccomando mettiti il cappotto quando esci, sei fortunato ad averlo, qui da noi nessuno si sogna di metterlo perchè nessuno si sogna di comprarlo"  e giu’ una risata.

Oppure “hai comprato le arance? sei sicuro che sono quelle buone della Sicilia? mi sa che tu ti mangi quelle di Latina o quelle tunisine. Per mangiare quelle buone devi scendere qua. Pensaci, io ti aspetto sempre”.

Caro amico, quanto mi sarebbe piaciuto venire da Te, a rivedere luoghi sacrosanti pieni di buona salute e in buona compagnia. Ti avevo accennato della malattia di mia moglie e invece tu mi nascondevi del tuo male incurabile. Quando l’ho saputo, mi hai detto e ripetuto che “non era niente di grave, non dare retta,  presto starò di nuovo bene.”  Dopo un paio di mesi purtroppo te ne sei andato.

Ecco raccontata la mia Sicilia, certo mancano tanti episodi e tante amicizie, pero’ avere un bel ricordo è come vivere luoghi e persone per sempre nella mente e nel cuore.
 

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aggiornato a :
sabato 26 dicembre 2020

email : franconini@hotmail.it