La branda al terzo piano

Alle scuole CEMM di Venezia nell’anno 1959 le camerate erano dotate di letti a castello a tre piani e a chi capitava l’ultimo piano erano problemi sia nel salire che nello scendere poiché mettere i piedi su lenzuola o cuscino del letto al secondo piano o a quello del primo erano discussioni a non finire con fraseggio spesso molto colorito.
 


 
Per evitare questi spiacevoli inconvenienti bisognava aspettare che i due dei piani bassi avessero finito i loro comodi, questa sceneggiata succedeva ogni mattina che dalla sveglia all’appello in cortile c’era un tempo limitato e pertanto quelli del terzo piano dovevano provvedere a guadagno di tempo a vestirsi sopra le proprie lenzuola/coperte e iniziare a disfare e rifare il letto secondo le regole e in un secondo momento a perfezionarlo da terra in modo tale che il caporale e/o sergente di turno non gli venisse voglia di farti rapporto visto che si usciva tre volte a settimana e tutti erano curiosi di visitare Venezia una delle città piu’ belle del mondo.

Ricordo gli sguardi appena svegli verso gli altri miei compagni del terzo piano, avevamo tutti la stessa faccia rassegnata, parlavamo a gesti per non farci sentire dagli altri e quello che mi colpiva di piu’ data la varietà di provenienza regionale il linguaggio che si adoperava. Nel corso degli anni mi è capitato spesso di mimare questi gesti e ognuno di loro si associava ad un amico e compagno di branda. Negli intervalli delle pause di scuola o di istruzione i vari gruppi regionali parlavano in dialetto, tutti sentiti e spesso cercato anche inutilmente di imitarli. Essendo umbro non avevo nessuno della mia regione e allora un toscano e un salernitano mi hanno aiutato a non rimanere da solo che poi erano i vicini compagni di branda del terzo piano e dunque ne avevamo pettegolezzi da dire dato che dall'alto visionavamo tutti i comportamenti dell'intera camerata.

Grazie Venezia, anche questo ricordo fa parte del bagaglio umano vissuto durante il primo anno di Marina con i compagni di viaggio che un manifesto ci aveva fatto incontrare per una esperienza meravigliosa.

Complicità amichevole e solidarietà ci univano e ci facevano affrontare le varie difficoltà in un ambiente nuovo e pieno di sorprese.

Ancora non sapevamo che cosa ci riservava la nostra nuova vita, non eravamo consapevoli che cosa sarebbe accaduto una volta finito il corso.

I nostri Superiori e i Capi Istruttori hanno saputo prepararci dando consigli e suggerimenti raccontandoci le loro esperienze e il loro esempio ci ha aiutato ad affrontare la nuova vita.

La prima destinazione e il primo incarico di responsabilità è stata una lezione di vita che poi nel corso dell'anno abbiamo potuto sviluppare al meglio nelle destinazioni sia a terra che a bordo delle navi.

Per me la prima destinazione dopo Venezia è stata  Napoli Maridipart Telecomunicazioni, ancora oggi ritengo che sono stato fortunato, la città e l'ambiente di lavoro mi hanno trattato bene e accolto come amico, si girava per le vie di Napoli fieri della nostra divisa e la gente ci salutava con allegria e simpatia.
 

 

 

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