Un mio amico mi invita a scrivere qualcosa sulla vita a bordo di un sommergibile.

OK, voglio parlare ancora una volta del sommergibile DA VINCI di cui ho un bel ricordo.

Qualche anno fa alcuni amici del DA VINCI hanno organizzato un incontro con chi ha ancora voglia di vivere qualche ora insieme come ai vecchi tempi.

Si, ci vado e mi tolgo la soddisfazione di vederli vecchi e pieni di malanni come ce li ho io. Mia moglie visto che mi dovevo fermare un paio di giorni è pronta ad andare a comprare un pigiama nuovo e un giacchetto per non fare brutta figura.

E la brutta figura l’ho fatta perché il giorno prima di partire gonfiate le gomme e fatto  benzina mio figlio mi dice che nel pomeriggio và a prendere i biglietti per la partita della Roma contro la Lazio.

Già dimenticavo, li avevo ordinati un paio di mesi prima e la prossima domenica a Roma allo stadio Olimpico si giocava il derby della capitale.

E ora che faccio, mi perdo di vedere la classica partita storica che ogni romanista e romano acquisito non se la puo' perdere e rinunciare in caso di vittoria alllo sfottò ai cugini? I miei figli mi avrebbero strappata la sciarpetta giallorossa portafortuna.

Una telefonata, la più bugiarda della mia vita: “sto male, ho la febbre a 39, non posso venire, mi dispiace amici miei.

Al derby abbiamo perso e allora grande rimpianto per aver preferito una partita di calcio,  alla gioia di rivedere i miei amici che si chiamano : Bruno, Dino, Domenico, Luigi, Enore, Giovanni e Sergio

Una frase copiata dal libro "fischia&Immersione" mi fa ritornare in mente i loro volti e i giorni belli e brutti di quel periodo sul Smg. Da Vinci :

"Il metallo è intriso dei ricordi originati dalle persone con cui hai vissuto fianco a fianco, quelle stesse persone che formavano l'equipaggio"

Rammento alcune “bischerate o casini” fatti insieme a Giovanni, Livornese,  e dunque molto “fumino” come si suol dire di quelli che abitano in quella bellissima zona della Toscana.

A La Spezia siamo finiti a fare a botte con alcuni giovanotti che erano gelosi di cui si guardava la ragazza della cassa. Il proprietario ha chiamato la polizia per paura che rompevamo qualcosa al suo bar ed eccoci messi nei guai seri per un “quanto sei bella e bona”.

Tornati a bordo accompagnati dalla polizia militare, il Comandante ha detto solo una parola anzi tre : “scordatevi la franchigia”, che voleva dire in pratica per un lungo periodo guardie e pulizia a bordo mentre gli altri andavano in libera uscita.

A bordo spesso eravamo di guardia insieme, e ci raccontavamo quello che ci veniva in mente, era bello parlare con lui e poi la parlata toscana aspirata è una goduria. Quando il “maledetto radar” non andava era tutta una poesia e una filastrocca di maledizioni rivolte a chi lo ha costruito, ci mancava solo che dicesse “gli è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare” del grande Gino Bartali.

Al Pireo in Grecia, andavamo insieme a fare la spesa, lui come Capo Gamella e io come aiuto porta viveri e vivande. Le risate fatte al ritorno raccontando agli amici rimasti a bordo quanto si sono detti un toscano e un greco che non si capivano fra di loro durante la contrattazione del prezzo sulla merce da acquistare.

In una sala da ballo ad Atene, un inglese pretendeva di poter ballare con una conquista appena fatta, subito due fazioni contro : inglesi-francesi contro italiani-americani. Botte da orbi? no tante parolacce e gesti auguranti ogni maledizione a loro e  generazioni passate e future.

A SMIRNE un italiano li residente si avvicina e chiede se avevamo caffè italiano, sapeva che faceva parte di una razione mensile per noi sommergibilisti. Affermativo, ma quanto ci dai in lire italiane?
Stabilito il prezzo, ritorniamo a bordo e prendiamo un paio di chili e glieli diamo, ma il ragazzo non avendo i soldi dietro ci porta a casa sua.

Il padre era un imprenditore e dunque abitazione adeguata, facciamo conoscenza con tutta la famiglia e ci invitano a cena.

Accettata, tante domande sull’Italia e sui luoghi di nascita. Tra l’Umbria e la Toscana tanta roba da dire e dunque tante chiacchiere.

Finita la cena, caffè in salotto e bicchierino  di saluto.
Giovanni avvicina il ragazzo che ci aveva chiesto il caffè e gli chiede i soldi, lui risponde che il padre ha creduto che era un nostro regalo e non poteva chiedergli il denaro .. fregati da un italiano-turco.
Usciti dalla porta ci guardiamo e una frase spontanea esce dalla nostra bocca  “che coglioni siamo”  e con il dubbio che il ragazzo i soldi del padre ce li aveva in tasca. .

Fra di noi fratelli di mare non poteva mancare il nordista per definizione : Enore l’udinese dalla testa ai piedi, schiena dritta e petto in fuori a dire signorsi al passaggio di ogni Superiore.

Nelle chiacchierate  infuocate di come si pensava, era lui che finito il discorso borbottava a chi non era d'accordo “ma questi terroni non capiscono un czz”, ecco per me a quel punto era nata la LEGA anche se Matteo Salvini non era ancora nato.

Bravo, di piccola statura, un vero amico lo chiamavamo “er piccoletto” in omaggio a Rascel.

Un volta, durante una pizza di mezzanotte, ci dice che ha intenzione di uscire per comprare una macchina fotografica. E che ci fai? e dove la metti? Domanda coerente in quanto avevamo un piccolo stipetto dove ci  andavano a male pena  la biancheria intima e la tuta di ricambio.

La metto nell'armadio dove ci sono i manuali del sonar, tanto là non ci va a vedere nessuno, siamo diventati tutti bravi e chi li legge piu'.

Si ma i soldi ? Me li prestati voi e poi ve li restituisco tanto al mese senza interessi. Ecco come è nata una banca clandestina a bordo del Da Vinci, in seguito replicata con altre necessità ad interessi usurari.  

Accontentato e felice, compra una delle migliori sul mercato con i nostri soldi dell’ultima paga. Si mette a fotografare di tutto finchè il suo Capo gli ricorda che a bordo non si possono fare fotografie.
La minaccia di un sequestro era forte e cosi riposta in un luogo sicuro non vedeva l’ora di uscire per le foto a monumenti, agli amici e anche a quelli che gli erano antipatici.

Finchè con tanti click era diventati un problema il costo delle pellicole e lo sviluppo delle foto, cosicchè per ogni foto chiedeva i soldi allo stesso prezzo che facevano i fotografi di professione, in tal modo ci guadagnava un bel pò, "la comodità si paga cari miei"

L’unica avventura che ricordo con lui è stato ad Istanbul che gli era venuta l’idea di scambiare le scarpe lasciate fuori alla moschea durante la preghiera. Scoperti e scappati con tutte le forze alla vista di coltelli, abbiamo battuto dei record da far invidia a Berruti e Mennea.

Il Valentino della compagnia era Bruno che ogni ragazza che si vedeva pretendeva di essere una sua conquista. 

Con Bruno ad Atene abbiamo conosciuto due ragazze greche in prossimità del Partenone, ma oltre la lingua, la diffidenza nei nostri confronti emergeva ad ogni tentativo di amicizia, penso che il ricordo della guerra e le nostre divise facevano rammentare i racconti dei genitori quando gli italiani non si sono comportati bene.

Amante dell’arte ci sollecitava a visitare musei e monumenti invece di andare a rintanarsi nei bar a giocare a biliardo.

Elio di buona pasta napoletana sempre allegro e vivace nelle proposte di fare quello piu’ proibito che esisteva.

 

Quando si va all’estero, gli uffici dell’ambasciata del posto ci davano una mappa della città mettendo dei colori dove era proibito andare per tanti motivi di pericolo, ecco lui guardava subito la zona proibita  e cercava di capire la strada piu’ breve per andarci e vedere perché era interdetta.

 

Allora li erano sempre guai in vista, si cercava di dissuaderlo, ma poi nessuno si tirava indietro per accompagnarlo.

 

A Marsiglia fatta amicizia con due della legione straniera ci hanno accompagnato dietro l’insistenza di Elio in un bar vicino al porto frequentati da algerini.

Elio tutto contento ha cercato di intavolare un discorso in un francese maccheronico con due tipi che mettevano timore solo a guardarli, ma quelli hanno riconosciuto che eravamo accompagnati con dei legionari,  ci hanno fatto capire con dei pugnali in bella vista che non eravamo graditi.

Sergio, il pacioccone, aveva e mantenuta quell'aria di persona che gli andava bene tutto, era simpatico e generoso e come amico qualche volta ne ho approfittato a farmi togliere dai guai per una guardia saltata all'ultimo momento, oppure qualche cosa che andava storto durante i miei turni di guardia.

Quando si usciva, il primo proponimento della serata secondo Lui, "non facciamo cazzate",  a nome di tutti promettevo che saremmo stati bravi, ma poi si beveva un po' di birra, la compagnia era ansiosa sempre di combinare qualche casino e così spesso i buoni propositi non venivano rispettati.

E' stato mio istruttore per le manovre al timone verticale e grazie ai suoi insegnamenti è andata sempre bene e apprezzato per l'ottimo lavoro.

Entrambi sbarcati dal Da Vinci, dopo tre anni ci siamo ritrovati a bordo Nave Etna, lui era reduce da una lunga crociera in Giappone e ne aveva di avventure da raccontare e io invece al Ministero della Marina ad interessarmi di elicotteri.

E' stato uno dei miei punti di riferimento a bordo di questo bestione di nave che ne aveva di spazio per imbarcare qualsiasi cosa, per circa 6 mesi siamo stati tranquilli per dei lavori a bordo, ma ultimato l'allestimento è capitato di tutto compreso il terremoto del Belice dove abbiamo trasportato da Taranto a Palermo oppure da Napoli a Trapani ogni ben di Dio per la popolazione terremotata. Sergio essendo Vice Nostromo lo vedevo faticare dalla mattina alla sera.

Terminata questa emergenza è iniziato l'imbarco del Battaglione San Marco per le esercitazioni  in Sardegna. Quindici giorni d'inferno con piu' di 1000 persone a bordo e tutto il loro materiale che non era per niente leggero.

Il fatto poi che non correva buona amicizia con l'equipaggio della nave  aumentava la tensione a bordo e a noi sottufficiali si raccomandava di tenere a bada l'equipaggio che mal sopportava questa invasione.

Un pomeriggio me lo vedo entrare in segreteria, un saluto, una sigaretta e poi sbotta "preparami la domanda di sbarco, non ce la faccio più".

Dopo qualche anno, ci siamo ritrovati a casa di amici. Grande gioia averlo rivisto finalmente sereno e riposato. Si era congedato dalla Marina e insieme alla moglie avevano aperto una agenzia di assicurazione.

Stando a bordo, ognuno nel proprio reparto di lavoro, capitava poco di vederci perchè sempre impegnati a fare qualcosa come la guardia, mangiare, dormire e i turni h24 erano massacranti. 

L’amicizia quella vera confortata da tanti episodi più o meno belli ci univa e qualche volta per varie ragioni,  quando qualcuno non poteva unirsi al gruppo, si usciva in “franchigia” un po’ dispiaciuti per l’amico rimasto a bordo.

Il clima a bordo era abbastanza sereno, nessun Ufficiale o Capo Reparto si mettevano in testa di far rispettare alla lettera la disciplina, certo c’era il rispetto dovuto, ma senza esagerazioni, con la vita che si faceva era comprensibile un po' di elasticità. Le punizioni spesso venivano condonate e si limitavano ad una romanzina con la promessa che alla prossima pagavi due volte.

Un caro ricordo,  nei 4 anni vissuti a bordo del Da Vinci, ai Comandanti, Ufficiali e Capi Reparto di bordo molto preparati per  darci ampia fiducia in ogni occasione.

Di alcuni ho saputo della loro ottima carriera arrivando ai massimi vertici, i periodi di vita a bordo dei sommergibili erano ben considerati guadagnando molti punti per il prosieguo della carriera .

Grazie all'equipaggio e sopratutto agli amici che frequentavo, ho trascorso un periodo bello della mia gioventù dove ho imparato tante cose che sono state utili in altre occasioni come il sapersi arrangiare nei momenti difficili, capire e aiutare chi ti sta accanto ed essere sereno quando consapevole di aver fatto il proprio dovere.

Ciao Equipaggio del DA VINCI, nel periodo dal 1961 al 1965 ho vissuto tante esperienze e tante prove di amicizia da parte di tutti che ha fatto bene al mio carattere e nel prosieguo della mia vita. Tanti bei ricordi da essere stato fortunato di averli vissuti con tutti VOI.

 

 

Email : franconini@hotmail.it

 

 

 

aggiornato a :
martedì 30 giugno 2020