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Terminato di leggere ora viene il bello di riassumere quello  percepito da questo libro che racconta nei minimi particolari la vita a bordo del Sommergibile TOTI.

Ho assorbito in pieno e vissuto come se ero presente agli avvenimenti narrati. Mi ha fatto bene ricordare le scene di preparazione all'immersione e all'emersione anche se non conosco il sommergibile TOTI, la mia fantasia si Ŕ allargata alla mia esperienza vissuta sul sommergibile DA VINCI.

Altra classe e altre prestazioni. Il buon Da Vinci ha fatto la seconda guerra mondiale nel Pacifico e anche il suo dovere visto che si narra abbia affondato alcuni mercantili diretti verso il Giappone.

La classe TOTI Ŕ stata la prima esperienza del dopoguerra di fabbricazione italiana e dunque ampiamente a quei tempi progeettata per migliorie sia tecniche che di vivibilitÓ.

Il confronto Ŕ impari e la differenza Ŕ nella distanza di anni (circa 20) che li separano come tecnologia e scenari concepiti.

Un tuffo nel passato? Impossibile per tanti motivi : eravamo giovani, i compagni di ventura erano senz'altro diversi in quanto non avevano a che fare con la tecnologia. Invece della playstation si giocava a carte, a monopoli, a tombola fino a Pasqua.

All'epoca a bordo non esisteva un televisore, un telefono personale in tasca o un computer con connessione internet. Questo vuol dire che quello che sapevamo era per esperienza personale, per l'insegnamento dai propri genitori, dei pi¨ anziani, dalla scuola frequentata.

Di giÓ entrare in Marina Ŕ stato un grande cambiamento della propria vita, poi entrare e vivere dentro un sommergibile era il colmo di quello che si aspettavamo i nostri genitori, i nostri racconti durante le licenze la  preoccupazione saliva alle stelle. 

Raccontare in giro che eri imbarcato su un sommergibile era come oggi dire che sei un astronauta, poi il colmo da chi viene in posti che non c'Ŕ il "sapore di sale", nemmeno quando sentivi la canzone di Gino Paoli.

Leggere un libro Ŕ sempre un'acquisizione di linguaggio, la mente si apre per vivere insieme all'autore il racconto. Ecco mi sono sentito come un visitatore che scendeva la prima volta  da una scaletta verticale facendo attenzione a dove mettere i piedi e tenersi ben saldo con le mani sul corrimano.

Tanti "per˛" e tanti "perchŔ" ad ogni spiegazione di un locale, di una apparecchiatura, di un oggetto che sembrava insignificante ma poi scopri che era importante per la vita di bordo.

Sapevo tutto sulla "branda calda" in quanto la si usava spesso sul Da Vinci quando l'equipaggio superava di gran lunga le cuccette a disposizione che erano disseminate un p˛ su tutta l'area abitabile del battello.

Quello che mi ha colpito leggendo, il racconto dove ad ogni locale non c'era nessuno e allora manca la descrizione dei personaggi che popolano questo mondo dove il fraseggio non Ŕ contemplato da nessun vocabolario italiano.

Manca lo sbraitare del Capo Elettricista che si lamenta per il consumo di troppa corrente, il mugugno del Capo Meccanico quando gli si chiedeva di aumentare i giri dei motori, la sveglia energica a qualcuno che si Ŕ dimenticato di montare la guardia, il Comandante in seconda che chiama il personale in quadrato ufficiali per affliggere  punizioni o la classica paternale per qualche mancanza.

I scherzi a bordo per i nuovi imbarcati sono diventati piu' cruenti rispetto alla mia epoca, senz'altro i nostri erano piu' intelligenti e raffinati.
Mandato dal Capo Elettricista a prendere "Ampere" e ritornando con il secchio pieno di qualche vaffa e con un "non hai un czz da fare", ho subito l'ilaritÓ di tutto l'equipaggio.
Oppure andare a chiedere al cuoco a che ora si mangia e la risposta ovvia "quando Ŕ pronto e a che ora ti aspetta" e strillando per farlo sentire a tutto l'equipaggio "questo non Ŕ un ristorante cretino".

A bordo gran parte del personale viene da posti di mare e quel che ne rimane sono ammagliati dalle onde, dalla schiuma di poppa e la prora che taglia l'acqua. A bordo del Da Vinci c'era un milanese, uno di Udine, due dell'Umbria, che non hanno visto mai il mare se non quando sono stati chiamati a fare il corso di arruolamento a Taranto, Venezia o La Maddalena.

La diversitÓ fra la vita sui sommergibili e le navi di superficie Ŕ notevole.
Ci sono navi di grandi dimensioni con personale molto numeroso e che molte volte, persone di diversa categoria o locale di lavoro, non si  frequentano ne a bordo e tantomeno quando vanno in franchigia (libera uscita).

A bordo dei battelli tutti si conoscono, tutti sanno chi sei e che lavoro fai e spesso ci si mischia fra categorie per bevute, pizza, partite a carte e discussioni infinite per parlare bene o male di qualche Ufficiale , del proprio Capo o di quello str... del Furiere Segretario che ti ha messo di guardia il giorno di Natale o di notte l'ultimo dell'Anno.

Ora che ho letto l'ultima pagina e riposto il libro, ringrazio gli autori per questa botta di vita che mi ha riportato indietro con la mente e con il cuore, una vita vissuta qualche anno fÓ insieme a tanta brava gente di mare.
 

Email : franconini@hotmail.it
 

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aggiornato a :
mercoledý 08 aprile 2020