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Terminato di leggere ora viene il bello di riassumere quello percepito da questo libro che racconta nei minimi particolari la vita a bordo del Sommergibile TOTI.

Ho assorbito in pieno e vissuto come se ero presente agli avvenimenti narrati. Mi ha fatto bene ricordare le scene di preparazione all'immersione e all'emersione anche se non conosco il sommergibile TOTI.

La mia fantasia è volata alla mia esperienza vissuta sul sommergibile DA VINCI.
Altra classe e altre prestazioni, il buon Da Vinci ha fatto la seconda guerra mondiale nel Pacifico e anche il suo dovere visto che si narra abbia affondato alcuni mercantili diretti verso il Giappone.

La classe TOTI è stata la prima esperienza del dopoguerra di fabbricazione italiana e dunque ampiamente a quei tempi progettata per migliorie sia tecniche che di vivibilità, inoltre per le sue caratteristiche adatto agli scenari del Mediterraneo.

All'epoca a bordo non esisteva un televisore, un telefono personale in tasca o un computer con connessione internet. Questo vuol dire che quello che sapevamo era per esperienza personale, per l'insegnamento dai propri genitori, dei più anziani, dei Superiori di bordo e dalla scuola frequentata.

Di già entrare in Marina è stato un grande cambiamento della propria vita, poi entrare e vivere dentro un sommergibile era il colmo di quello che si aspettavamo i nostri genitori, con i nostri racconti durante le licenze la  preoccupazione saliva alle stelle. 

Raccontare in giro che eri imbarcato su un sommergibile era come oggi dire che sei un astronauta, poi il colmo da chi viene in posti che non c'è il "sapore di sale", nemmeno quando sentivi la canzone di Gino Paoli.

Leggere un libro è sempre un'acquisizione di linguaggio, la mente si apre per vivere insieme all'autore il racconto. Ecco mi sono sentito come un visitatore che scendeva la prima volta  da una scaletta verticale facendo attenzione a dove mettere i piedi e tenersi ben saldo con le mani sul corrimano.

Tanti "però" e tanti "perchè" ad ogni spiegazione di un locale, di una apparecchiatura, di un oggetto che sembrava insignificante ma poi scopri che era importante per la vita di bordo.

Sapevo tutto sulla "branda calda" in quanto la si usava spesso sul Da Vinci quando l'equipaggio superava di gran lunga le cuccette a disposizione che erano disseminate un pò su tutta l'area abitabile del battello.

Quello che mi ha colpito leggendo, il racconto dove ad ogni locale non c'era nessuno e allora manca la descrizione dei personaggi che popolano questo mondo dove il fraseggio non è contemplato da nessun vocabolario italiano.

Manca lo sbraitare del Capo Elettricista che si lamenta per il consumo di troppa corrente, il mugugno del Capo Meccanico quando gli si chiedeva di aumentare i giri dei motori, la sveglia energica a qualcuno che si è dimenticato di montare la guardia, il Comandante in seconda che chiama il personale in quadrato ufficiali per affliggere  punizioni o la classica paternale per qualche mancanza.

I scherzi a bordo per i nuovi imbarcati sono diventati piu' cruenti rispetto alla mia epoca, senz'altro i nostri erano piu' intelligenti e raffinati.
Mandato dal Capo Elettricista a prendere "Ampere" e ritornando con il secchio pieno di qualche vaffa e con un "non hai un czz da fare", ho subito l'ilarità di tutto l'equipaggio.
Oppure andare a chiedere al cuoco a che ora si mangia e la risposta ovvia "quando è pronto e a che ora ti aspetta" e strillando per farlo sentire a tutto l'equipaggio "questo non è un ristorante cretino".

A bordo gran parte del personale viene da posti di mare e quel che ne rimane sono ammagliati dalle onde, dalla schiuma di poppa e la prora che taglia l'acqua. A bordo del Da Vinci c'era un milanese, uno di Udine, due dell'Umbria, che non hanno visto mai il mare se non quando sono stati chiamati a fare il corso di arruolamento a Taranto, Venezia o La Maddalena.

La diversità fra la vita sui sommergibili e le navi di superficie è notevole.
La differenza sostanziale è che sulle NAVI il lavoro e di conseguenza anche la forte amicizia nasce solo nel tuo reparto di appartenenza, sui SOMMERGIBILI   sei a contatto di gomito con tutto l'equipaggio e in più ti senti responsabile della vita dei colleghi.

Ognuno è parte importante della sicurezza del battello cosa che sulle navi e molto più blanda, lo spirito di corpo che accomuna i sommergibilisti e' unico.

A bordo non ci sono gradi , ognuno è responsabile degli altri, con il rispetto dei ruoli, un ambiente così particolare, che chi non c'è stato neanche immagina cosa sia il vivere a stretto contatto, dividere lunghe ore di guardia sempre attenti a tutti gli imprevisti che possono succedere da un momento all'altro, una esperienza unica.

A bordo dei battelli tutti si conoscono, tutti sanno chi sei e che lavoro fai e spesso ci si mischia fra categorie per bevute, pizza, partite a carte e discussioni infinite per parlare bene o male di qualche Ufficiale , del proprio Capo o di quello str.. del Furiere Segretario che ti ha messo di guardia il giorno di Natale o di notte l'ultimo dell'Anno.

Ora che ho letto l'ultima pagina e riposto il libro, ringrazio gli autori per questa botta di vita che mi ha riportato indietro con la mente e con il cuore una vita vissuta qualche anno fà insieme a tanta brava gente di mare.


Email :
franconini@hotmail.it
 

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aggiornato a :
martedì 02 febbraio 2021