Raccontare la storia dei miei anni passati in Marina Militare e scriverli, verrebbe fuori un romanzo figurato da pubblicare a puntate. Ebbene, provo a raccontare in sintesi quello che è stato e ricorda con nostalgia la mia gioventù e la vita trascorsa in una grande famiglia chiamata con affetto "mamma MARINA".
 

Credo che come tutti i ragazzi del Corso VO/SAL'59 svolto a Venezia, abbiamo fatto la stessa scelta di vita, per trovare un lavoro o per amore e passione per il mare.

 

La mia avventura è iniziata il giorno che feci domanda per partire volontario in Marina Militare, invogliato certamente dalla pubblicità che la Marina faceva presso le scuole statali dove capeggiava una bella locandina che ritraeva un marinaio, con una bella scritta : "Arruolatevi in Marina -  Concorso CEMM anno 1959"
 

 

Forse fui spinto da due miei amici, già Sottufficiali, del mio paese (Poggio Catino RI),  cosi inviai questa domanda, la quale mi fu accettata con la richiesta di presentarmi a Spezia per passare la prima visita medica.

 

Era il giugno del 1959 quando arrivai a Spezia, alla caserma Maridepocar trovai altri ragazzi volontari pronti come me per passare la visita medica e le varie prove attitudinali.

 

Nel mese di luglio arrivò la conferma dal Ministero Marina di recarmi a Venezia. La lettera conteneva tutte le istruzioni per andare a Venezia  presso le scuole CEMM entro il 23 agosto per frequentare il corso della Marina Militare con la categoria di Furiere Contabile.

 

Raccontare l’attesa della partenza, il giorno della partenza e il viaggio per Venezia, le emozioni e gli addii, ci vorrebbe troppo tempo.
Comunque fu il viaggio che cambiò totalmente la mia vita.

 

Come descrivere l’arrivo a Venezia, di ragazzi come me che scesero dal treno, da quel treno proveniente dal Sud d’Italia, ragazzi con lo stesso obiettivo  di diventare Marinai della Marina Militare Italiana.

 

La mattina del 23 agosto 1959 alla stazione di Venezia ci aspettava un barcone della M.M. che ci portò direttamente alle scuole CEMM,  dove sulla parete spiccava la scritta bianca a caratteri cubitali  PATRIA E ONORE. Per capire queste due parole e metterle in pratica c'è voluto un po' di tempo, mesi di sacrifici e nuovi apprendimenti della vita civile e militare. Alla fine del corso il Comandante indicando la scritta ci ha fatto pensare di quanto avevamo appreso l'amore per la nostra Patria e l'Onore di servirla ed onorarla.

 

La cosa che maggiormente mi colpi, fu l’immensa bellezza della struttura dello stabile, e di tutto il contorno esterno. Internamente era stupendo ma anche severo, a partire dall’aula magna e dalla sala giochi o ricreazione. Non descrivo le camerate con i letti a castello e gli stipetti, nonché i locali servizi, i quali in seguito fu nostro compito tenerli puliti. Tutto era stupendo e serio nello stesso tempo.

 

Il primo giorno ci assegnarono il posto branda, a me capitò la branda al terzo piano, per cui la sera per andare a letto dovevo far sentire l’odore di gorgonzola dei miei piedi ai compagni dei piani inferiori.

 

A pranzo feci, anzi direi, facemmo la conoscenza con la gamella. Pentolone di alluminio per il primo e un contenitore per il secondo e contorno. Andammo nel locale mensa, dove c’erano dei tavoli da otto posti. Quel giorno ricordo, mangiammo maccheroni al sugo, brasato in umido con purè di patate, un piatto che ci accompagnò per il lungo periodo del corso.

Alcuni ragazzi storsero il naso per il vitto, ma alla fine tutti spazzolammo il tutto.

 

 

In quei giorni ci inquadrarono per bene e così conoscemmo i nostri Superiori.  Il mio Sott/le diretto era Capo Contini, di origine sarda, severo quel tanto che bastava, ma nel complesso una pasta d’uomo. Passammo quei primi giorni tra assemblee e visita medica, per poi vedere le nostre aule di studio.

 

Il divertimento maggiore l'ho avuto quando indossai per la prima volta la divisa da marinaio, con i pantaloni larghi in fondo. Io essendo magro, sembravo un manico di scopa, inoltre la bellezza del solino e della divisa bianca.

 

Cosi facemmo la conoscenza con la gamella, la ramazza per pulire corridoi, aule e bagni, sino ad approdare alle materie di studio. Alcune materie già studiate alle scuole statali, ma altre erano nuove, come: armi navali, addestramento al combattimento, la conoscenza delle varie armi, a partire dal famoso moschetto 91 (prima guerra mondiale).

 

 

Debbo dire che tra l’altro c’era molto sport. Atletica leggera, percorso di guerra, ma in special modo lo sport principale era il canottaggio, con una lancia a 8 posti, remi lunghi di legno.

 

Durante il corso ci furono campionati tra le varie sezioni e categorie, sia di calcio, basket, atletica e canottaggio. In questi sport c’erano ragazzi molto bravi. Ricordo alcuni nomi, Salvini Alessandro Furiere segretario e Luciano Gelli Furiere sussistenza, ma anche altri di cui non ricordo i nomi. Alcune serate se ben ricordo, si passavano correndo al campaccio, in quanto, dopo il silenzio, in camerata, cominciavano a piovere sfottò e pernacchie. 

 

Un giorno verso il mese di giugno del 1960, ci portarono a fare i primi tiri con le armi e andammo verso Iesolo. Ci imbarcammo su un nostro mezzo navale alla cala nocchieri e sbarcammo a Punta Sabbioni, poi da lì a piedi verso Iesolo passando nei sentieri di campagna. In questo poligono tiri, sparammo sia con il moschetto 91 che con il Mab (mitra d’assalto), ma anche con il fucile mitragliatore Breda. Ma non solo, io fui catturato dal fantastico Bazzoka lanciarazzi anticarro.

 

 

Durante il corso la cosa che trovavo molto emozionante era la cerimonia  la mattina dopo la sveglia e la sera al tramonto dell'alzabandiera.

Tutti inquadrati dovevamo presenziare sull'attenti all'alza o ammaina della nostra bandiera Italiana con lo stemma delle quattro Repubbliche Marinare e la torre Turrita.

 

Ancora giovani non eravamo avvezzi a vedere questi tipi di messaggio in onore della bandiera che rappresenta l'Italia. Dopo qualche anno a bordo delle navi, con uno scenario incredibile in mezzo al mare, lontani dai propri cari, era commovente pensare a loro.

Altra cosa emozionante era la messa la domenica mattina nel locale palestra. A presenziare la messa c’era il Cappellano Militare, e tutto lo Stato Maggiore della Scuola, Comandante in testa.

 

Durante lo svolgimento della Santa Messa, oltre al picchetto d’onore al Santissimo, bisognava leggere la preghiera del marinaio.
Cosi a turno ogni domenica, un allievo doveva leggerla, anche a me capitò  con una emozione notevole, leggere davanti a tutte le classi schierate, ai nostri Superiori e Comandante della scuola compreso 

 

I primi mesi furono abbastanza pesanti, e tra lo studio e altri servizi, c’erano da fare le marce, queste in preparazione alla sfilata del 4 novembre a Redipuglia e in seguito alla sfilata a Venezia del 2 giugno.

 

Ricordo difatti che il 4 novembre 1959, andammo come scuola a rendere gli onori ai caduti della prima guerra mondiale, al Sacrario militare di Redipuglia sul Monte Grappa. .
 

 

 Sacrario Militare di Redipuglia

 

Quel giorno la sveglia fu molto presto per raggiungere il luogo.
Lasciammo le scuole verso le quattro del mattino e tra un mezzo navale e il pullman, raggiungemmo la destinazione.  Ricordo che alcuni allevi durante questa lunga attesa tra attenti e riposo, stettero male.

 

La visione di tante lapidi lunga la scalinata era emozionante e commovente da non credere che tanti ragazzi come noi avevano dato la vita per la Patria.

 

Dopo la lunga cerimonia, tra due ali di folla, applausi e soprattutto tanti complimenti "che bei putei", abbiamo raggiunto una caserma degli Alpini, spogliati da tutto il vestiario da cerimonia, ci hanno invitati a pranzo, e che pranzo con tanto di antipasto e dolce finale. Evviva gli Alpini!

 

Chi di noi non ricorda i primi picchetti di guardia in garitta. Io lo ricordo benissimo. I contabili, dovevano montare di guardia su lato Nord delle scuole, vicino alla casa dell’Aiutante Maggiore.
Altre volte nella garitta posta in zona cala nocchieri. L’attesa per il cambio della guardia era lunga e nel periodo invernale la bora (vento proveniente da Trieste) non lasciava scampo.

 

Altra materia piacevole da fare, era l’addestramento al combattimento. L’istruttore era un Sergente dei Lagunari, e questa materia veniva svolta all’aperto nel campo sportivo. 

 

Era tutto un rotolarsi e fare il passo del giaguaro con fucile in mano. Inoltre alcune volte si andava nell’aula tiro assegno, per imparare a sparare con la carabina, alle persone in movimento di un filmato.

 

Poi nell’aula magna con Capo Contini, imparammo a smontare e rimontare le armi ad occhi bendati e a fare la respirazione di salvataggio per salvare un annegato. Debbo dire che sono state tutte cose molto utili e nello stesso tempo educative.

 

Non posso certamente tralasciare la prima franchigia con la raccomandazione di non salutare i portieri degli alberghi lungo Riva deli Schiavoni.  Tra lo studio, le marce e quant’altro, il tempo passava inesorabilmente. Il primo scrutinio di studio, superato molto bene, anche se con un pochino di timore e la paura di non farcela. Quante emozioni mi hanno accompagnato sino all’esame finale.

 

Poi il ritorno a casa per le vacanze di Natale con la divisa da marinaio e sul cappello il nastrino con la scritta SCUOLE C.E.M.M.

 

Certamente non si può dimenticare il 2 di giugno 1960, la parata militare in piazza San Marco a Venezia. Eravamo a dir poco impeccabili e perfetti, tirati a lucido. Descrivere questi eventi ci vorrebbe troppo tempo, per cui lascio i miei pensieri ad altri compagni di corso.

 

 

Il mese di giugno ci portò al termine della scuola, durata circa 10 mesi.
Con il termine del corso, ebbe termine anche la scuola CEMM a Venezia, noi del corso '59 VO/SAL siamo stati l’ultimo corso in quell’istituto diventato poi due anni dopo Collegio Navale Morosini.

 

Certamente da non dimenticare, non solo per l’educazione impartitaci ma anche per averci fatto diventare degli uomini responsabili. Così il corso terminò il 30 giugno del 1960. Quel giorno abbiamo avuto la notizia della destinazione per espletare il nostro servizio in Marina.

 

Come prima destinazione mi mandarono a Maridepocar Taranto, con mansioni di contabile, presi servizio il 1 luglio 1960 e vi rimasi sino al 6 aprile del 1962. Il primo lavoro dopo le scuole fu all’ufficio contabilità paga reclute e in seguito all’ufficio cassa.

 

La caserma era molto grande e con onestà debbo dire che non mi sono trovato molto bene. La città era piacevole e il Circolo Marinai accogliente. Passai a Taranto un lungo periodo, ebbi modo di visitare ancorato l’incrociatore Montecuccoli che era in disarmo e alcuni sommergibili di base a Taranto nel Mar Piccolo.

Oltre al mio lavoro e ai servizi di guardia, anche lì in garitta, ebbi modo di fare un corso antincendio e dalle istruzioni ricevute alle scuole nella materia addestramento al combattimento, di diventare capo gruppo assaltatori di una squadra per fare una dimostrazione alle reclute del Car,  molto divertente che poi mi servi in seguito.

La mensa lasciava a desiderare e alcune sere per mangiare andavo nella cucina della mensa Ufficiali, dove il cuoco mi faceva pagare per un pasto, ma almeno era decente.

Terminai il servizio a Maridepocar il 6 aprile 1962 con nuova destinazione  su l’incrociatore Giuseppe Garibaldi C 551.

Trasferimento per Spezia. La nave era nel porto in bacino. Dopo aver attraversato mezza base militare, trovai davanti ai miei occhi la più grande nave di quell’epoca l’incrociatore lanciamissili G. Garibaldi.

Non credevo ai miei occhi, io imbarcato su l’unico incrociatore lanciamissili in servizio. La nave era in bacino con tutta la lunghezza della carena, fuori dall’acqua sino alla chiglia, appoggiata su dei supporti di legno.

Salii a bordo e feci il saluto alla bandiera, mi presentai al Sott/le di servizio a poppa, il quale mi indicò di recarmi al centro nave, vicino al bar. Li trovai un altro Sott/le che per quella prima notte mi fece accomodare in una branda proprio di fronte al bar e appoggiato alla sotto torretta dei cannoni.

L’indomani mattina mi fece accompagnare a prora (terzo ponte), nel mio posto branda. Nel terzo ponte di prora era si può dire il reparto furieri, ero stato fortunato, in quanto al quarto ponte dormivano i furieri sussistenza.

Comandante della nave Capitano di Vascello Azzoni e i miei superiori erano: il Colonnello Commissario ROSSI di Salerno, il Tenente Commissario Di Miele di Genova, poi come contabili eravamo in tre, un Sott/le secondo Capo Conte, un Sottocapo contabile corso 1958, De Persis Emilio di Genova, con il quale mi sento tuttora e poi io Sottocapo contabile.

Una bella squadra. Non vi descrivo l’ufficio, ma era abbastanza comodo, ed era posizionato sul lato sinistro a centro nave. Non mi soffermo a descrivere la nave, ma per me era il massimo. Le sue misure erano: lunghezza mt. 187, larghezza mt.19, velocità massima 29 nodi e 11.000 tonnellate di stazza lorda.

 

Ai primi di settembre del 1962, dopo una prima serie di collaudi e prove eseguite in Italia, il "Garibaldi" venne inviato negli Stati Uniti per una crociera di rappresentanza e per la messa a punto definitiva delle sistemazioni missilistiche ed il completamento della fase addestrativa.

Nei primi giorni di novembre la nave si trasferì a San Juan di Portorico nelle acque del Mar dei Caraibi e dove l'11 Novembre 1962 vennero effettuate le prove di lancio dei missili Terrier a largo di San Juan di Portorico.

Certamente questa crociera era importante sotto qualsiasi punto di vista, soprattutto militare. La crociera negli Stati Uniti, durò circa 4 mesi, periodo che ricorderò per tutta la vita. Il conoscere nuovi paesi e nuovi costumi, l’avere a che fare con persone capaci di lavorare, sia dallo stato maggiore della nave che all’ultimo serpante.

Anche se in crociera, eravamo sempre all’erta, sia in porto che in navigazione. Il caso volle che con il nostro incrociatore ci trovammo a navigare nel mar delle Antille da Jacksonville degli Stati Uniti, nello Stato della Florida, sino a Porto Rigo, nel bel mezzo della squadra navale Usa, durante la crisi dei missili di Cuba che ebbe inizio il 15 ottobre del 1962.
 
Con questa crociera, ebbi modo di visitale città importanti come Filadelfia in Pennsylvania, e New York, capitale finanziaria mondiale. Poi, altre città in Suoth Carolina, come la grande base navale di Charleston e Norfolk in Virginia.

Era il mese di giugno del 1963 e con l’incrociatore Garibaldi eravamo attraccati nel Mar Piccolo, per una sosta. Quella sera ricordo che lo Stato Maggiore della Nave, si recò presso il ristorante “IL GAMBERO ROSSO” sito nella Taranto vecchia per degustare una buonissima frittura e altre specialità alla marinara.

A bordo si sapeva della cena, così d’accordo con l’Ufficiale di servizio, si decise che anche l’equipaggio rimasto a bordo partecipasse.

Così con l’Ufficiale prendemmo la decisione di mandare qualcuno al Gambero Rosso per chiedere un rancio.

Nessuno dei presenti si fece avanti, allora con una buona faccia tosta, mi feci avanti. Vestito da pompiere con elmetto, giubbotto di navigazione e quant’altro, preparato uno scritto su di un foglio tipo pergamena, salii su una motolancia e accompagnato dall’aiutante del Comandate, mi recai al Gambero Rosso.

Mi presentai al tavolo degli invitati, salutai militarmente e srotolai la pergamena dove cera scritto: “COMANDANTE L’EQUIPAGGIO HA FAME”.

Non racconto delle risa e le burla, mi sembra ancora di sentirle nell’orecchio. Il Comandante Aldo Baldini, diede l’ordine di servirci i piatti di portata. Fu un vero divertimento. Arrivati a bordo, l’Ufficiale di servizio mi ringraziò e presi dei piatti al bar, anche noi partecipammo alla cena.

Sbarcai dalla Garibaldi il 2 luglio del 1963, con destinazione Maridepocar La Spezia, e li' rimasi sino al 10 novembre del 1966.

Un bellissimo periodo, anche qui ebbi modo di conoscere molte persone in gamba. Alcune particolarità di questo periodo sono: oltre ad espletare il mio lavoro di contabile nei vari uffici, ebbi modo di insegnare alle reclute l’addestramento al combattimento, in quanto feci un corso con un plotone dell’esercito denominato "Lupi di Toscana".

Ebbi modo di dedicarmi allo sport. Ero se così si può dire l’allenatore della squadra di calcio di Maridepocar, feci canottaggio, ma anche Volley.

Lo sport mi ha dato molto anche nella vita civile, sia come giocatore che come allenatore, sia nel calcio che nel volley. Nel Volley come allenatore sono riuscito a portare a casa due campionati Nazionali Under 14 femminili e allenando sino alla serie D fipav maschile.

Riprendendo il discorso della Marina, terminato il servizio a La Spezia, la destinazione è stata Mariscuole La Maddalena, corso IGP, dal novembre del 1966 al 13 luglio del 1967.

Altro modo di fare scuola, questo gli amici del corso 1959 di Venezia lo sanno, in quanto, il corso IGP lo abbiamo fatto insieme. Il periodo delle scuole a La Maddalena, mi fecero riflettere sul mio futuro e li decisi di lasciare la vita militare.

Ricordo benissimo gli amici contabili a partire da Dolfi Fernando e Patriarca Ulisse. Ma oltre a questi debbo aggiungere Steri Antonio, Salvini Alessandro, Rancitelli Salvatore, Pani, Venturini ecc. io direi tutti i ragazzi del corso 1959 di Venezia, in quanto eravamo una grande famiglia.

Ricordo la sfilata del 2 giugno del 1967 a Roma. Eravamo se non erro distaccati vicino Roma, presso la stazione radio Santa Rosa. Cose che non si possono dimenticare.

Facemmo quella sfilata impeccabili e con i ferretti sotto le scarpe per fare più rumore possibile marciando.

Terminai il corso IGP con un buon risultato. Terminato il corso mi mandarono presso Mariscuole Taranto a fare il corso cifra. Dopo di che, la nuova destinazione, dal 7 settembre, fu su Nave Aldebaran, (fregata ex Usa  dislocamento T. 1796, velocità 18 nodi), con responsabilità di contabile unico. L’Aldebaran di base era a Cagliari e anche a Spezia, Comandante della nave Capitano di Fregata Oliva.

L’incarico della nave era guardiapesca, sorvegliare che i pescherecci Italiani non venissero confiscati sia dai Libici che dai Tunisini e Algerini.

Era una lotta continua. Quindici giorni in mare consecutivi, in compenso dei nostri sacrifici tante mangiate di pesce fresco offerto dai generosi pescatori di Mazara del Vallo.

Ricordo che avevamo in plancia il traduttore siciliano dell’Isola delle Femmine, arcipelago delle Eolie, per capire i nostri marinai Italiani dei pescherecci.

Su Nave Aldebaran mi feci le ossa come contabile responsabile, cose che mi sono servite nella vita civile.

In Marina sono stato trattato bene, moltissime persone mi hanno apprezzato, stimato e protetto. A terra o in mare uomini belli, veri e orgogliosi di esserlo, dove l'amico diventa amico per la vita e fratello quando si ha avuto la fortuna di iniziare insieme la carriera del marinaio.

Fatta questa bella esperienza, mi congedai il 31 dicembre 1967 proprio da Nave Aldebaran.

Destinazione Milano, in quanto mi ero sposato il 12 agosto dello stesso anno. Questa è un’altra storia, questo è il mio curriculum. I primi mesi da civile li passai rispondendo ad inserzioni di lavoro e facendo nello stesso tempo domande di lavoro.
 
La cosa inizialmente non è stata facile. Presentarsi a fare colloqui per un posto, insieme ad altra gente per me sconosciuta, con la speranza di avere una risposta positiva. Alcuni momenti ho rimpianto la mia vita in Marina. Poi un bel giorno trovai in un’azienda che mi assunse come impiegato contabile. Il mio orario di lavoro in ufficio era dalle 8,30 alle 18,30.

Terminato il lavoro andavo a scuola privata sino alle 23 per imparare e capire che cosa era l’informatica, i nuovi linguaggi dei computer. Fatta esperienza, trovai ancora un’altra azienda, questo per migliorare le mie capacità lavorative e nello stesso tempo chiedere una remunerazione di stipendio maggiore.

In quel periodo 1968,  la sera tornavo a casa circa alle 23,30, dopo aver mangiato, mi mettevo a studiare per poi alzarmi alle 6,30, prendere i mezzi e andare in ufficio. Nel 1970 dopo aver acquisito una buona esperienza nel ramo contabilità aziendale e informatico, cambiai di nuovo posto di lavoro.

Alla mia inserzione di lavoro, risposero molte aziende, ma scelsi la migliore e fu una grande azienda grafica. Qui feci la bellezza di 25 anni di lavoro con responsabilità. Ebbi modo di seguire dei Master pagati dalla ditta, come analista preventivista del settore grafico e altri corsi seguiti per mio conto.

Ebbi modo di insegnare contabilità industriale agli imprenditori grafici per conto della Regione Lombardia e di iscrivermi All’Università Cattolica di Milano, in modo di migliorarmi. Debbo dire che tra una cosa e l’altra, non avevo tempo per fare tutto.

Spesso uscivo dall’Ufficio alle 23 e certamente non potevo seguire l’università. Cosi con mio dispiacere dovetti abbandonare alquanto prima. Ma tutto è servito. Sono in pensione dal dicembre del 1994.

Durante questo lungo tragitto, ho continuato a fare dello sport, insegnare calcio e volley come allenatore ottenendo degli ottimi risultati.

Da qualche anno mi dedico alla poetica, una mia se vogliamo passione nascosta. Sto per pubblicare con un Editore, la mia quinta raccolta poetica e ne sono contento.

Con questo mio racconto, ringrazio e ricordo tutti i miei amici del Corso CEMM anno 1959 di Mariscuole Venezia. Auguro a loro lunga vita e non dimenticare le onde trovate durante il nostro viaggio.

La Marina Militare Italiana mi ha fatto diventare uomo responsabile e il corso '59 conoscere gli amici veri che ricordo per tutta la vita.

 
FELICE CANDI
Corso Contabili 1959
Matricola 022017

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aggiornato a :
lunedì 17 maggio 2021