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23 agosto 1959 ore 15 - Data e ora che ho deciso di allontanarmi  dal paese per andare ad affrontare una nuova vita. Quel giorno rimasto impresso nella memoria, era un cambio di vita impressionante per non rendermi conto cosa mi aspettava.

Gli amici e conoscenti lo sapevano che a quell’ora aspettavo la corriera che mi doveva portare dritto alla stazione di Spoleto, era una settimana che lo dicevo a tutti.

Andato un pochino prima per salutarli, mi hanno fatto tante domande a cui poco sapevo rispondere non avendo ancora chiaro cosa  andavo a fare a Venezia, ti metteranno a fare il GONDOLIERE disse un amico, e una risata ha sollevato un po' l'atmosfera.

Sicuro che non era una vacanza e che tanto presto non sarei ritornato per raccontare la nuova vita intrapresa nel pieno della mia gioventù.

Un mio amico, veramente l’amico di avventure e scorribande, rimasto silenzioso al contrario di altri che facevano le ipotesi più stravaganti, sentenzia una frase che mi è rimasta impressa : Franco guarda il  campanile e guardalo bene perché chissà quante volte lo rimpiangerai”  e con un ciao è andato via.

Lo sapevo che gli dispiaceva perdere un amico, un compagno , fra noi si discuteva di tanti argomenti al contrario degli altri che pensavano solo a giocare a pallone o a biliardo. Non ci potevo fare nulla, dovevo trovare una strada tutta mia per ricostruire la mia vita interrotta da tanti avvenimenti familiari e personali.

Gli ho mandato delle cartoline di Venezia, mettendo ovviamente il mittente, mai avuto da lui uno scritto. Ho pensato che oltre al dispiacere abbia pensato al tradimento, alla delusione di averlo abbandonato senza averne discusso prima insieme, al sospetto che anche per lui senza di me si sarebbe trasferito altrove per trovare una nuova strada di vita al di fuori della mentalità paesana.

Saputo della sua laurea, mi sono felicitato e inviata una lettera che gli dimostravo che ero contento per lui e per la soddisfazione data ai genitori.

Sapevo dei tanti sacrifici fatti per andare all’università di Perugia, 60 km. era la distanza per seguire le lezioni, ora fanno ridere con la macchina e le strade asfaltate, ma allora i mezzi erano lenti e il viaggio esasperante quando c’era molto ritardo o il trenino si fermava per qualche problema tecnico.

Quando ritornavo in licenza, poco ci siamo visti, qualcosa nella nostra amicizia si era rotto irreparabilmente ed era difficile ritornare come una volta. Lui altri interessi ed io con una ragazza di Roma conosciuta al paese, poco ci permetteva di intrattenerci per parlare della nostra vita e dei nostri problemi.


Arrivato a Venezia, quando si poteva uscire, era entusiasmante girare per la città, i tanti stranieri che giravano per la città era la conferma della bellezza di questa città unica al mondo.

Il nostro impegno scolastico ed essere disciplinati era una buona spinta per fare al meglio in quanto mettevamo al sicuro le nostre franchigie per visitare Venezia e conoscere i veneziani, un popolo generoso che mette a proprio agio qualsiasi persona che si comporta bene durante la sua permanenza in città.

Mi fa piacere ricordare una frase di un mio amico del corso di fronte al campanile della chiesa a Piazza S.Marco “quanto è grosso sto campanile, quello del paese mio non è neanche la metà” … già riparlare del campanile e ripensare quando sono partito che il mio amico mi ha indicato come oggetto di nostalgia.

 

Non c’era nessun rimpianto, stavo bene dove stavo, con i miei amici di ventura. Amici che sono diventati “fra” per tutta la vita, anche ora dopo oltre 60 anni dal corso base per diventare marinaio, ci si scrive ricordando quel periodo e raccontando anche quello avvenuto dopo nelle varie destinazioni.

Email : franconini@hotmail.it

 

 

 

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mercoledì 15 dicembre 2021